Allium spp.
(Fam. Amaryllidaceae)
Il genere Allium comprende moltissime specie. Il nome del genere proviene dal celtico “all”, cioè caldo, che brucia, indicando l’aroma ed il sapore penetrante delle piante appartenenti a questo gruppo, da tempi remoti usate a scopo alimentare e terapeutico.
Allium triquetrum L.
Origine del nome
“Triquetrum” si riferisce alla forma triangolare della sezione del fusto.
Nomi dialettali toscani
Aglio triquetro, aglietto selvatico.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta dai 10 ai 40 cm, con fusto a contorno triangolare, avvolto nella parte inferiore da 2-3 lunghe foglie appiattite. Il bulbo sotterraneo è di forma tondeggiante ed è costituito da bulbilli. L’ infiorescenza ad ombrella asimmetrica e “pendente” da un lato, si trova alla sommità dello stelo ed è costituita da fiori bianchi con nervatura verde sui tepali, che compaiono a fine inverno-inizio primavera, quando l’involucro si fessura e libera gradualmente i fiori. I frutti sono capsule.
Dove si trova
Pianta originaria e diffusa nell’area mediterranea occidentale dalla Spagna all’Italia, si è naturalizzata anche in altre zone più settentrionali d’Europa. Predilige luoghi abbastanza umidi come prati, boschi, bordi stradali.
Allium roseum L.
Origine del nome
Il termine “roseum” è riferito al colore roseo dei fiori.
Nomi dialettali toscani
Aglio rosa, aglietto.
Descrizione
Pianta erbacea perenne bulbosa, alta fino a 60 cm. Lo stelo è avvolto nella parte inferiore da 2-4 lunghe foglie nastriformi, spesso dal contorno ruvido. L’infiorescenza è una densa ombrella semisferica, all’inizio avvolta da una spata membranacea, che raccoglie fiorellini rosa e che può contenere bulbilli. Essi cadendo a terra danno nuove piantine. La fioritura si ha da aprile a giugno e i frutti sono capsule contenenti piccoli semi neri.
Dove si trova
Pianta originaria e diffusa in tutta l’area mediterranea, vive intorno ai campi, in prati, garighe, radure, margini stradali.
Quali parti si raccolgono e quando
Delle piante descritte si utilizzano le foglie fresche, gli steli, i bulbi. Questi ultimi possono essere presi in estate e conservati essiccati, nel caso dell’erba cipollina hanno solo uso erboristico.
Quale uso se ne fa
Gli steli, le foglie e i bulbi di tutti gli agli selvatici sono commestibili e si possono utilizzare nella preparazione di insalate, minestre, carni, frittate. I bulbi macerati nell’olio danno un particolare aroma al condimento.
L’aglio napoletano è anche utilizzato per repellenti contro le tarme ed altri insetti.
Tutte le piante appartenenti al genere Allium contengono molti sali minerali, vitamine ed una sostanza antibiotica (allicina), perciò hanno proprietà antisettiche, antifungine, anticancerogene, depurative del sangue e aiutano a regolare l’ipertensione. Pare inoltre che alcune molecole possano legarsi ai metalli pesanti pericolosi per la salute, quali piombo e mercurio, facendoli così espellere dall’organismo.
Sconsigliato invece l’uso in caso di gastriti, ipotensione, problemi epatici, allattamento.
Per l’erba cipollina l’uso terapeutico è più limitato; ha comunque proprietà antisettiche e vermifughe, aiuta a limitare la glicemia e a migliorare l’attività cardiaca.
In cucina se ne utilizzano gli steli e le foglie, soprattutto crudi, per aromatizzare insalate, salse, frittate, formaggi molli e arrosti di carne e di pesce. Per gustare al meglio l’aroma, più lieve degli altri agli, è bene coglierla solo al momento dell’utilizzo, sciacquarla velocemente e sminuzzarla. Le foglie possono comunque essere essiccate e poi bagnate con succo di limone quando occorrono. Per la loro elasticità le foglie fresche possono essere usate per legare fagottini, involtini o mazzetti di verdure lessate (come gli asparagi). I fiori, commestibili e dal delicato sapore di cipolla, possono decorare piacevolmente le insalate.
Curiosità
L’aglio in genere è una delle erbe più anticamente usate dall’uomo.
I Sumeri, verso il 2300 a.C usavano l’aglio per farne infusi, decotti e altri preparati medicamentosi utilissimi nell’area paludosa e insalubre in cui vivevano.
Il codice di Hammurabi del XVIII secolo a.C cita la birra all’aglio e gli egiziani pare lo usassero pestato per otturare le carie, oltre che per uso alimentare (veniva somministrato agli schiavi come integratore alimentare). Resti di aglio sono stati trovati nella tomba di Tutankhamon (1.350 a.C.).
I Greci ne mangiavano grandi quantità, lo consideravano inoltre un antidoto per il morso dei serpenti e lo utilizzavano come antidolorifico, attraverso bende immerse in un vino contenente oppio e aglio, poi avvolte intorno alle ferite.
I Romani lo dedicarono a Marte, dio della guerra e simbolo di potenza e virtù: “Ubi allium, ibi Roma”, era il detto dei contadini.
I gladiatori ne masticavano in grandi quantità per resistere nei combattimenti, i patrizi lo credevano un antidoto contro gli avvelenamenti, i medici lo utilizzavano come disinfettante per gli interventi chirurgici. Nel Medioevo i medici andavano a curare gli appestati portando maschere intrise di aglio sul volto contro il contagio, ma l’ uso ed il consumo erano proibiti nei monasteri in quanto considerato afrodisiaco. Durante la prima guerra mondiale venne usato come antisettico al posto dei medicinali.
Da sempre nelle diverse culture all’aglio si associano poteri benefici contro spiriti o altre entità malvagie: nell’Odissea si ricorda l’aglio per le virtù protettive contro i filtri magici della maga Circe, si ritiene tenga lontani i vampiri, che stani le talpe dal terreno, che allontani il malocchio; nella tradizione popolare l’aglio è un talismano legato al solstizio d’estate: per avere un anno di abbondanza occorre comprare l’aglio nel giorno di S. Giovanni (24 giugno).
Esiste una leggenda musulmana secondo cui, quando Satana lasciò l’Eden, dopo il peccato originale, nella sua impronta sinistra sarebbe spuntato l’aglio, in quella destra la cipolla.
Se la cipolla è la regina, l’Ajo
è un Re, sia cortivato che selvatico,
come medicinale è antiasmatico
e cura mar de stommico e travajo.
Si pe’ li baci rippresenta un guaio,
pe’ li bacilli è un acido muriatico,
in più è depurativo, antireumatico,
e chi nun l’usa spesso, fa ‘no sbajo.
Mi madre me metteva, da pupetto,
‘na collanina d’aji intorno ar collo
e poi me ce mannava puro a letto.
“Li vermini” diceva “so’ birboni,
e l’ajo, fijo, è l’unico controllo
che non li fa salì ne li pormoni”.
Aldo Fabrizi
