Rubus sp.
(Fam. Rosaceae)

Origine del nome

Il nome deriva probabilmente dal latino, con significato simile a “ruber” = rosso (in riferimento al colore dei frutti) ed era il nome dato ai rovi e alle rose selvatiche.

Nomi dialettali toscani

Rogo, mora, rogo di macchia, scepe, scerpe, prune, pruni, pruno, pruno selvatico, razia, razza.

Descrizione

Le specie di rovo sono difficili da identificare perché molto simili tra loro, ma comunque tutte commestibili. Sono arbusti spinosi, con fusti sterili molto lunghi e spesso rampicanti, talvolta toccando terra le estremità dei rami radicano propagando vegetativamente la pianta.

Le foglie sono palmate, composte generalmente da tre o cinque foglioline lanceolate a margine seghettato. I rami dell’annata sono verdi o bruno-rossastri e coperti di aculei mentre i rami vecchi sono marroni. All’ascella dei rami di 2 anni si sviluppano, tra maggio ed agosto, pannocchie di fiori ermafroditi, con corolla formata da 5 petali, bianchi oppure rosa.

Da essi si originano, da agosto a settembre, frutti complessi, formati da piccole drupe globose, nere o bluastre con un piccolo nocciolo molto consistente: le more.

Dove si trova

Le specie di questo genere sono presenti in tutta Europa, in Italia sono comuni nei boschi, al margine delle foreste, nelle radure e nelle siepi fino a 1700 metri. Prediligono suoli ricchi e moderatamente acidi.

Quali parti si raccolgono e quando

Si raccolgono i germogli tra aprile e maggio, le foglie in primavera e in estate, i frutti tra giugno ed agosto, le radici in autunno. I frutti e i germogli si usano freschi, le foglie invece si essiccano all’ombra e le radici al sole o in forno.

Quale uso se ne fa

Piante note per la bontà dei frutti ricchi di zuccheri e vitamine che vengono consumati freschi o in preparati quali sciroppi, liquori, marmellate, gelatine, torte, gelati, sorbetti. Nell’industria alimentare servono ad aromatizzare l’aceto e come coloranti per alimenti. In cucina si usano anche i giovani germogli primaverili lessati o fritti. Le foglie vengono usate sia in Germania che in Inghilterra in infuso per la preparazione del tè.

In farmaceutica vengono impiegati i frutti come correttivi del sapore e la loro essenza si aggiunge inoltre a shampoo e prodotti per bagno; il decotto di foglie è utile a rallentare le mestruazioni abbondanti e la diarrea, usato in sciacqui e gargarismi combatte le emorroidi, le stomatiti, le gengive sanguinanti (uso già conosciuto dai Romani), le irritazioni e il mal di gola.

Utile come detergente intimo e delle zone intorno agli occhi in caso di prurito e arrossamento.

Curiosità

Testimonianze fossili dimostrano che le more fanno parte dell’alimentazione umana fin dai tempi più remoti; Eschilo (525-456 a.C.) ed Ippocrate (460-375 a.C.) ne fanno riferimento nelle loro opere. Plinio le considerava un potente antidoto contro il morso dei serpenti e degli scorpioni, e ne consigliava l’uso per curare piaghe e ferite. Nelle monete finlandesi da 2 euro è raffigurato il Rubus.