Maggio 2026
Ho saputo solo ora che Fernando Caruncho non c’è più. La notizia mi ha riportata a tanti anni fa, al vivaio Mati di Pistoia, dove ebbi la fortuna di ascoltarlo.
Non lo conoscevo. Ero andata pensando di ascoltare un grande paesaggista di fama internazionale. Ricordo ancora la sua voce, la sua calma, quel suo italiano perfetto con il lieve accento spagnolo e, soprattutto, la profondità con cui parlava del paesaggio. Una profondità che non mi aspettavo e che mi lasciò letteralmente folgorata.
Le sue opere, ammirate in tutto il mondo, sono esempio di una bellezza senza tempo, capace di andare oltre le mode e le tendenze del momento. Forse anche la sua formazione filosofica ha contribuito a quel modo così particolare e intenso di guardare e vivere il paesaggio.
Ma quel giorno, più ancora delle sue opere, mi colpì ciò che riusciva a trasmettere quando parlava di un luogo, della natura e della bellezza.
Capii allora che un giardino non è soltanto qualcosa da progettare o da guardare. È un luogo da conoscere, da leggere, da comprendere, cercando di riconoscere ciò che già esiste e di farne emergere la bellezza.
È raro incontrare una persona che, in un tempo così breve, riesca a lasciarti un’emozione così forte. Sono passati tanti anni e ancora oggi ricordo perfettamente quella sensazione.
Grazie, Fernando, per quelle emozioni che mi hai lasciato, senza sapere quanto sarebbero rimaste nel mio ricordo.
Martine Ruschi
