Ricinus communis

Il ricino, Ricinus communis, appartiene alla velenosissima famiglia delle Euphorbiaceae, ma è una pianta esteticamente bellissima. Già dal 1500 in Germania l’hanno chiamata Wunderbaum (albero miracoloso): a mio parere porta questo nome meritatamente.

 Cresce molto rapidamente, emettendo grandi foglie palmate (da cui anche il nome Christushand, mano di Cristo) con una stupenda colorazione rossa, come il Ricinus  purpureus, il Ricinus  gibsoni  mirabilis, il Ricinus  sanguineus, o in alcune altre varietà create da vivaisti , come ‘Carmencita’ o  ‘Impala’. In estate alcune di queste varietà muteranno il colore del fogliame in un bel verde cupo, altre manterranno la loro colorazione originaria. 

Da noi il gelo distrugge la pianta. Nelle zone dagli inverni miti invece è perenne, raggiunge anche tredici metri di altezza. Il ricino non solo è bello, ma tollera senza problemi anche la siccità.  I semi germogliano rapidamente e senza complicazioni. La pianta non ha particolari desideri, anche se il concime naturale e il compost lo aiutano molto. Cresce bene anche in grandi vasi, una benedizione per il terrazzo. 

Se coltivato in vaso, ha ovviamente bisogno di molta acqua e di abbondanti concimazioni. Fiorisce da agosto a ottobre, con fiori femminili, nella parte superiore dell’infiorescenza, color rosso vivo;  nella parte inferiore si trovano i fiori maschili, verdolini e poco appariscenti. Dopo la fecondazione si formano frutti rossicci, spinosi, che contengono semi simili a fagioli. C’è chi sostiene che assomiglino a zecche. 

È una pianta medicinale conosciuta da migliaia di anni; Axel Hausmann, nel suo libro “Tiere und Kunst in Israel” (Arte e animali in Israele)  ha fatto una ricerca anche sul ricino. Pare che Dio l’avesse fatto crescere in una notte per proteggere Giona ( il profeta, quello inghiottito dal maxi-pesce), ma che il giorno dopo si seccò perché distrutto da un parassita: ”..tu ti dai pena per quella pianta di ricino… (Libro di Giona, 4,10-11)”. Hausmann ha scoperto il parassita, Olepa schleini, della famiglia delle Arctiidae; è l’unico impavido insetto che si nutre delle sue foglie. 

La pianta proviene dall’ Africa settentrionale e dal Medio Oriente. Si è rapidamente propagata in tutto il mondo senza chiedere il permesso; in America ad esempio è ormai considerata un’infestante. Il maggior produttore di olio ricavato dal ricino, usato non solo come purgante, ma anche per la cosmesi (rossetti e shampoo) e come lubrificante industriale, è l’India, che produce il 60% del fabbisogno mondiale.  

Il veleno della pianta è contenuto soprattutto nel seme. Già cinque o sei semi possono irrimediabilmente danneggiare reni, fegato, stomaco e intestino. Si dice che gli inglesi abbiano provato a farne un’arma di distruzione di massa da usare in guerra, ma che abbiano desistito perché non applicabile su larga scala; il veleno pare che funzioni solo se usato individualmente. Si narra che nel 1978 un dissidente bulgaro, Georgi Markov, sia stato ferito da un agente dei servizi segreti con la punta di un ombrello che conteneva una capsula di estratto di ricino. Morì dopo pochi giorni.

 Allegria. 

Martha Canestrini