Le pareti rocciose attorno al lago di Garda mostrano in settembre rigogliose boscaglie rosate: sono i centrantus rossi, Centranthus ruber. Si notano anche ibridi spontanei color rosa. Fanno parte della flora locale come i cipressi e gli ulivi. In tedesco li chiamano Spornblumen, fiori a sperone, una traduzione letterale del nome botanico; in italiano il centrantus viene chiamato valeriana rossa (dato che è uno stretto parente della valeriana). In inglese hanno nomignoli più carini: “Sweet Betsy”, “Kiss me quick” o anche “Drunken sailor”, forse perché le piante, spesso spettinate dal vento, barcollano come ubriache. Nei vivai si scoprono raramente; spesso troppo irrigati, cresciuti male, stentati e trascurati. Però se ne trovate una piantina, per brutta che sia, non esitate. In ogni giardino ci sono zone in pieno sole, dove la siccità è in agguato: è il posto giusto per il nostro centrantus. Qui darà il meglio di sé. E se si trova bene, e il terreno non sarà troppo ricco, spargerà i suoi semi per tutto il giardino; che a loro volta germineranno però solamente nei luoghi dimenticati dal dio degli orti, invasi in genere da quelle erbe che volentieri definiamo infestanti. Se si mette a dimora un centrantus per la prima volta, bisogna fare attenzione che il terreno sia ben drenato. Crescerebbe bene anche nell’argilla, dove altre piante hanno grosse difficoltà. Io li ho collocati fra le mie iris, dove in genere le gramigne farebbero da padrone.
I centrantus si propagano non solo attraverso i semi, ma anche per divisione, in primavera. Si scava e si divide il pane di radici nella zolla, senza scuoterne la terra. Non conoscono malattie. Crescono stentando solo in mezz’ombra, il pieno sole, ripeto, è la loro salute. Nella mia provincia i giardinieri hanno iniziati a piantare i centrantus nelle rotonde in mezzo al traffico.
Sono perfette per il giardino assolato, quello ideato e amato da Beth Chatto, la giardiniera inglese –una contemporanea- famosa per aver “inventato” le aiuole con terreno povero ricoperto di ghiaia, che non ha bisogno di acqua (se non nei primi due anni).
I loro habitat sono – inoltre – anche le rocce calcaree della Spagna, delle montagne nordafricane, della Grecia e dell’Asia Minore. Si trovano bene non in zone pianeggianti, ma arrampicate fra i roccioni; il Garda insegna. Son perfette per i vecchi muri a secco.
Li trovo bellissimi anche quando spuntano in folti gruppi dal Ceratostigma plumbaginoides, quella pianta strisciante o semirampicante dai fiori color blu brillante (che mi ricorda il cielo quando da noi soffia il Föhn). Come il centrantus, anche il ceratostigma sopporta bene la siccità. Un’altra sua buona compagna potrebbe essere la salvia nelle sue numerose varietà. Vale la pena fare un tentativo.
Martha Canestrini




