La snobettina in un campo di fiori

Maggio 2026

Era tutto un chiacchiericcio, a bassa voce, di gentildonne educate, vere signore piene di grinta.
“Gioiaaa, che piacere infinito a rivederti!”
“Anche per me.”
“Sei elegante, as usual.”
“Anche tu: ti dona il vestito giallo, ti dà un colore della pelle… guarda: Tiziano quarta maniera.” 
“Sì?”
“Davvero.”
“Che cara che sei.”       
“Non mi dire che non riesci a unirti a noi ragazze nella gita a Ponsacco alta!”
“Era Peccioli.”
“Ma tu guarda, io, a Peccioli, ci sono quasi nata.”
“Quasi?”
“Sì sono in amicizia con un uomo importantissimo del luogo.”
“Sempre alla grande tu.”
“Sì, signore si nasce. E io, modestamente, lo nacqui.”
“Che sintassi cialtrona!”
“No davvero, una citazione.”
“Credevo…”
“Era Totò. Ma non importa se non conosci Totò.”
“Sei come sempre un passo avanti.”
“Sì, superbamente in testa.”
“Domani sera a casa mia per un ape?”
“Con piacere.”
“Ti aspetto in location alle 18,30.”
“Location?”
“Il mio giardino dai cento e più colori.”
“Signore, fiori per tutte.”
“Ora mi alzo e ne prendo altri, prima che non ce ne siano più.”
“Dove vai così di fretta?”
“A lavarmi le mani.”
“Fai presto che si comincia.”
“Tanto devono attivare il computer.”
“Che ne sai?”
“Di che cosa?”
“Sciocca, di computer.”
“Pochissimo, ma sempre più di te, mia dolce compagnuccia di composizioni.”
“Io del loro latinorum non capisco nulla, che vuol mai dire ‘Hortus conclusus’?”
“Ciuchina, dovevi studiare di più. Scommetto non sai nemmeno dov’è la casa di Livia.”
“Non fare la ‘sapona’.”
“Come sarebbe a dire ‘sapona’? Che termine zotico.”
“Dovevi avere un’incompetente come la prof. Maria Cristina, per sapere come mai non conosco il latino.”
“Zitta che ti sente.”
“Tanto non mi risponderà, figurati.”
“Perché?”
“Farà finta di nulla, lei deve essere superiore a tutti.”
“Che confusione, parlate tutte insieme.”
“Cerca di leggere il labiale.”
“Non ti permettere di darmi lezioni.”
“Taci, che si dà inizio alla quinta e ultima lezione del corso floreale.”
“E io che mi sono persa le prime quattro.”
“Ben ti sta.”

A dirla tutta, abbiamo trascorso, venerdì otto maggio, un pomeriggio mitico: fiori di campo di delicate colorazioni che ci piombavano davanti, così che li componessimo al meglio; amiche simpatiche; e poi ancora e ancora, fino a che ci siamo trovate a bocca aperta immerse in un mare di piacevolezze. Ho una confessione da farvi: ho copiato la mia compagna di banco che era molto più abile di me: noblesse oblige. Io, come tutti, ho spesso bisogno degli altri. Bisogno di voi, della maestra Silvia, della cara Martine e, ultima ma non meno importante, della nostra super Franca Vitarelli nazionale.

Vostra, come sempre,

Snobbettina