Agaphantus

Si è aperto il primo fiore d’agapanto, Agapanthus africanus, un globo azzurro svettante sopra le foglie lanceolate. Questo splendore lo coltivo in grandi vasi, vicino all’acqua, in compagnia di altri esemplari, figli del primo. Le loro fioriture, che durano più di un mese, sono spettacolari. Gli agapanti son belli persino quando i fiori hanno concluso il loro ciclo, quando rimangono sul gambo i semi, che, per non indebolire la pianta, andrebbero tagliati, ma non lo faccio mai, perché mi piacciono anche così. Il mio colore preferito è l’azzurro, un azzurro cielo; le varietà bianche o quelle nane mi piacciono meno.

Il primo agapanto “di casa” mia madre l’ha avuto in dono da una vicina, credo nel 1950; tutti gli esemplari che possiedo sono, come dicevo, suoi discendenti. Alcuni anni fa volevo acquistarne altri tre, della stessa grandezza, a fioritura più scura; quando però ho scoperto che costavano un’esagerazione, sono ritornata a mani vuote e ho diviso l’esemplare più vecchio della mia “collezione” (ho dovuto comprare una sega elettrica per dividerne le radici, durissime e aggrappate ferocemente al contenitore).

So dunque per esperienza che dopo una divisione passano alcuni anni prima di rivedere la fioritura.

Ippolito Pizzetti, illustre paesaggista, depreca l’uso di tenere questa liliacea in mastelli o grandi vasi, sostiene che la loro bellezza risalta meglio in piena terra, accanto a rocce, vicino all’acqua, tra ciuffi di piante da palude. La mia esperienza con gli agapanti suggerisce che preferiscono stare con i piedi all’asciutto; li bagno, anche in caso di grande siccità, solo due volte la settimana, versando l’acqua nel sottovaso (capace). Le radici sono grossi, coriacei tuberi; ho il presentimento che, a contatto costante con umidità, marcirebbero. Li coltivo da anni in vaso, malgrado Pizzetti lo avesse deprecato, perché, pur sopportando la pianta temperature fino a 5° sotto lo zero, mi fido poco dei nostri inverni, che potrebbero scendere a temperature più basse. Son diventata malfidata, soprattutto da quando ho scoperto il costo in vivaio di una pianta fiorita. Prima di ciò li facevo svernare all’aperto, in un angolo riparato dai muri della casa.

Da un paio d’anni invece, per la mia tendenza all’avarizia, li metto al riparo dove il termometro resta appena sopra lo zero. In inverno non li bagno, se non quando ho l’impressione che la terra sia ormai prosciugata e simile alle sabbie sahariane. In estate li concimo regolarmente con un concime minerale a lenta cessione, quello che uso per tutte le piante in vaso.

L’agapanto è stato importato nel 1625 dal Sudafrica; sono stati gli olandesi, i primi a coltivarlo in Europa. Zonneveld & Duncan, i guru dell’agapanto, ne elencano sei specie. Da queste derivano le migliaia di ibridi messi in commercio. Vagando per vivai si trovano esemplari molto belli, con colori che passano dal bianco all’azzurro fino a un blu cobalto. Anche le altezze variano. I miei preferiti sono quelli che, fiorendo, raggiungono i due metri di altezza.

*Ippolito Pizzetti è stato autore di diversi libri divulgativi e insegnava a Venezia scienza del giardinaggio

Martha Canestrini